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Vecchio Policlinico, tensione in corsia.....e non solo!
Oltre 30 metri il tragitto che "una padella" della VIII° chirurgia dell'AOU deve compiere dal letto del paziente, colma di escrementi e urine, passando sotto il naso di visitatori, ricoverati e operatori, prima di raggiungere il locale della V° chirurgia, dove è situato il getta - pale .
Uno spettacolo non bello a vedersi ne tanto meno corrispondente a criteri di igienicità ospedaliera, visto che l'OSS, per portare a termine l'operazione, deve spostarsi presso un altro Servizio assistenziale, attraversando l'androne, sgomitando tra i visitatori in attesa. Succede nell'Azienda Ospedaliera Universitaria della SUN di Napoli, meglio conosciuta come il "vecchio Policlinico" . Il vai e vieni della "padella" si ripete decine di volte al giorno ed è dovuto ai postumi di uno sfratto ( l'Azienda ha accorpato le chirurgie in un'unica struttura). Per trasportare il getta - pale, dal 2° al 3° padiglione sembra sia necessario una gara di appalto. Intanto le proteste fioccano e sarebbe opportuno che i 76 passi che servono per portare a smaltimento il puzzolente carico venissero deviati, per una questione igienica e di decoro, su una corsia preferenziale poco visibile.
Ma il disagio in cui è costretto a lavorare il personale infermieristico e socio sanitario, afferente alle strutture chirurgiche del DAI di Chirurgia Generale e Specialistica del Prof. U. Parmeggiani ( 14 infermieri e 6 OSS per 25 posti letto), non è certamente da addebitare tutto alla povera padella, molto è dovuto, a detta degli operatori che ci hanno contattato, alla frammentazione dei posti letto, alla precarietà strutturale e ai i carichi di lavoro insostenibili, per il personale di corsia. Elementi che non solo inibiscono la qualità assistenziale ma che procurano malumore tra gli utenti e gli operatori. In data 06-04-2011 è dovuta intervenire, chiamata dal medico di guardia, una pattuglia della polizia, per sedare una "quasi rissa" tra visitatori e un OSS. Una situazione che ha costretto il personale infermieristico e OSS a firmare un documento nel quale si preannunciano dimissioni in massa se le cose non cambieranno. Sappiamo che un incontro , tra dirigenza e operatori, si è svolto nella mattinata del 19 aprile, proprio per affronare questi problemi, ci aspettiamo novità "in positivo" . Intanto ci arrivano segnalazioni anche dal reparto di rianimazione: mancano rotoloni di carta per le mani e sapone liquido per lavare i pazienti. Il disservizio va avanti da un paio di settimane, il personale sta provvedendo, nell'attesa dei sospirati rifornimenti, a proprie spese. Incredibile, sempre nello stesso reparto, la storia dei solleva- pazienti . Comprati circa una decina di anni fa, non sono mai stati utilizzati, per la mancanza di fasce accessorie e ricambi. Spreco di denaro pubblico ma anche danni per la salute degli operatori costretti a spostare pazienti intubati e grandi obesi solo con la forza delle proprie mani. Difficoltà gestionali per mancanza di fondi ? Sarà, ma intanto L'Azienda ha comprato o affittato, questo non ci è stato precisato, due sale operatorie mobili usate. Posizionate sotto il padiglione 15 al nuovo Policlinico, a disposizione della clinica oculistica. Una buona cosa, visto che da anni l'AOU paga un fitto salato, per l'uso di sale operatorie ubicate presso una famosa clinica privata. Peccato che i lavori di adattamento e messa a norma costeranno, si dice, circa 100mila euro e che la loro manutenzione si aggirerà su gli 8/ 10mila euro al mese. Sempre dall'AOU ci segnalano che, nonostante una interrogazione parlamentare, firmata da 6 deputati (seduta della Camera n° 346 del 1 luglio 2010 ), con relativa ispezione Ministeriale, in alcune strutture assistenziali,il personale medico continua a svolgere turni di servizio "programmati" di 24 ore e oltre, pratica invece vietatissima al personale infermieristico e OSS , in emergenza cronica. In ogni caso perchè non utilizzare, magari in prestazione professionale privata, in attesa di nuove assunzioni, i tanti medici disoccupati, specie gli anestesisti?
Medicina Solidale , 18 aprile 2011
Spett.le ASL NA1
All' attenzione della dott.ssa Giuseppina Amispergh
Dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene e Sanità Pubblica
Via Chiatamone 33/A - Napoli
All'attenzione della dott.ssa Francesca Poli
Dirigente del Servizio Tutela della Salute del Comune di Napoli
Calata S.Marco, 13 - 80134 Napoli
e.p.c. Al Ministro della Salute
via Lungotevere Ripa, 1 00153 - Roma
Io sottoscritto .........., infermiere presso l'Unità assistenziale di ..................della Azienda Ospedaliera Universitaria ( A.O.U. ) della S.U.N. , nell'interesse del bene salute dei cittadini, reputo necessario segnalare alle Vostre competenze quanto segue:
A) Da mesi stazionano, tra i viali dell'A.O.U., cumuli di materiale ingombrante. Materiale Istituzionale dismesso misto a materiale di risulta come vernici, batterie d'auto, legname, ma anche carcasse e sterco di uccelli. Il tutto buttato alla rinfusa, senza alcuna recinzione. Un terreno di coltura per microorganismi infetti, "concimato" dalle elevate temperature "caldo umide" di questo periodo. Anche parte dei terrazzi dei 2 padiglioni nosocomiali, all'interno del recinto, sono utilizzati come sversatoi per computer, condizionatori, televisori rotti, e quant'altro.
B) Un altro Elemento di allarme per le Infezioni Ospedaliere, soprattutto per i post-operatorio, è quello rappresentato dall'uso improprio dell'elevatore del 2 padiglione, deputato (lo specificano diverse note dall'Azienda) al solo trasporto dei pazienti interni o barellati, provenienti dalla sala operatoria o dal 118 e diretti in chirurgia o in Rianimazione. Destinazione d'uso che, nei fatti, non essendoci alcuna vigilanza, continua ad essere violata. L'elevatore è infatti utilizzato per trasportare di tutto, dalla semplice spazzatura ai rifiuti speciali, dal cibo alla biancheria sporca, dalle salme ai visitatori. Un tour de force che ogni tanto lo manda in panne, mettendo a rischio la vita dei pazienti. Tra l'altro non mi risulta, o perlomeno non l' ho mai visto sanificare.
C) Nell'A.O.U. si fuma dappertutto. Le cicche sparpagliate a migliaia, tra i viali e nelle trombe delle scale dei vari Servizi, ne sono una testimonianza tragica. E' possibile fare qualcosa?
A sostegno di quanto riferito al paragrafo A - Allego documentazione fotografica di n° 8 fotografie cm13x18
Confidando in un Vostro concreto intervento, .................Matricola.........., in servizio presso il Servizio ...................................dell'A.O.U. della S.U.N. , piazza Miraglia 1 - 80138 Napoli
A seguito della denuncia,la ASL NA1 ha eseguito un sopraluogo nella struttura Ospedaliera dell'AOU, rilevando la presenza di materiale ingombrante perfino sui terrazzi, oltre ad altre irregolarità. Il dipartimento di Sicurezza Ospedaliera ha imposto il ripristino sanitario dei luoghi. Il 31 agosto il problema è stato risolto In basso parte della documentazione visiva allegata alla segnalazione
2 ricoveri, 30 giorni di angoscia e…niente intervento
Nel mese di dicembre 2009 mia madre si è sottoposta ad un esame di eco-doppler carotideo presso il reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, con visita effettuata dal primario di detto reparto.
Fu riscontrata un occlusione delle due carotidi, una al 95%, l'altra all'80% (peraltro già presente da alcuni anni) ed il dott. diede il consiglio, tassativo, di sottoporsi ad intervento di stand-carotideo.
Dopo due mesi di lista d'attesa nel suddetto ospedale, fu ricoverata ed il primo giorno di ricovero le venne ripetuto l'esame di eco-doppler da un altro medico, il quale riscontrò una particolare conformazione della carotide e del collo della paziente tale da richiedere, forse, l'intervento chirurgico. Durante l'attesa della decisione dei medici ci fu un incendio al reparto radiologia dell'ospedale, a motivo del quale furono sospesi gli ulteriori esami di controllo pre-operatorio. Dopo 15 giorni, al ripristino dei macchinari necessari alla radiologia, furono completati gli esami e fu fissata la data per l'intervento al 18 giorno di ricovero. In preparazione dal giorno prima, mia madre (diabetica, ipertesa, cardiopatica e affetta da innumerevoli altri malanni) fu tenuta a digiuno e in attesa fino alle 17,00, quando le fu……. finalmente comunicato che non avrebbe subito l'intervento per quel giorno. L'intervento fu poi fissato per un altro giorno della settimana successiva per essere di nuovo annullato nel pomeriggio con l'adduzione di un subentrato urgentissimo intervento. Allo shock di mia madre ed alle proteste di noi familiari l'intervento fu rinviato a due giorni dopo quando, finalmente, la paziente fu portata in sala operatoria. Dopo due ore di attesa e mentre due infermieri la trasportavano al reparto, fummo bloccati da un dottore che, con nonchalance, riferì che l'intervento era stato tentato tramite intrusione dello stand con sondino femorale, ma non era stato possibile il buon esito perché la particolare conformazione della carotide aveva impedito l'inserimento dello stand. All'arrivo in reparto mia madre, traumatizzata, riferì che l'intervento era già partito come tentativo, che l'equipe in sala operatoria era composta da un'infermiera e da un giovane tecnico di non si sa cosa, apparentemente alle prime armi, che non essendo riuscito ad inserire lo stand, tirò fuori il sondino con rabbia provocando la rottura della femorale con conseguente emorragia ed abbandonandola sul tavolo operatorio, poi soccorsa e medicata dall'infermiera presente. Mia madre era sveglia, vigile e cosciente poiché non le fu somministrata alcuna anestesia.
Il giorno successivo, al consenso dei medici, la paziente lasciò l'ospedale di sua volontà, non senza aver subito pressioni da diversi medici del reparto affinchè ripetesse l'intervento che era assolutamente indispensabile fare.
Dopo alcuni mesi, ripresasi dallo shock, mia madre decise di ripetere l'intervento pensando che ormai in tale ospedale conoscessero bene il suo caso e sapessero, finalmente, come procedere.
Nel mese di giugno fu richiamata, dopo altri due mesi di lista d'attesa. Vennero eseguiti gli accertamenti necessari e fissata la data dell'intervento che, stavolta, sarebbe stato chirurgico.
La sera prima dell'intervento fu convocata per un colloquio dal primario del reparto che, senza mezzi termini, riferì che l'intervento sarebbe stato molto rischioso per la sua vita e che comunque anche in caso di buona riuscita ci sarebbero stati quasi gli stessi rischi di ictus.
Mia madre, molto sconfortata, chiese allora l'anestesia totale che le fu accordata.
Ebbene, dopo un intera notte e un altro giorno d'attesa, le fu comunicato di nuovo il rinvio dell'intervento, con la solita scusa del caso urgente in sala operatoria.
Alle dimissioni volontarie, seguirono i soliti buoni consigli dei medici di tentare comunque l'intervento successivamente.
Ora, più che il malfunzionamento e la carenza dell'ospedale, a noi preoccupa il fatto che probabilmente un equipe di 6/7 medici presenti su un reparto pur piccolo (12 posti letto) di un ospedale tra i più rinomati di Napoli, non abbia saputo o voluto intervenire coscienziosamente in un intervento che solitamente risulta essere di routine ma che, nel caso specifico, sembrava solo un pò più complicato del solito, ed abbia fatto in modo che, dopo ben due ricoveri e circa trenta giorni di degenza totali, una paziente rinunciasse volontariamente ad un intervento che si sarebbe potuto trasformare, per incompetenza o inadempienza di alcuni di essi, in un omicidio in sala operatoria.
Segnalazione pervenuta il 10 luglio 2010